EaST Journal

Società, politica e cultura dell'est Europa

ARMENIA: Perché l’Ue si accontenta di Sargsyan & Sargsyan

di Anahit Shirinyan* (trad. di Davide Denti)

DA YEREVAN - Le elezioni parlamentari del 2012 sono state definite dalla classe politica armena “le migliori elezioni della storia dell’Armenia indipendente”. Ma ‘migliori’ in che senso? Gli osservatori internazionali hanno evitato di definirle ‘free and fair’, libere e democratiche. Tuttavia la maggioranza di loro, inclusa l’Unione Europea, sembra essere generalmente soddisfatta del processo elettorale, con il risultato di legittimarne sostanzialmente il risultato. Leggi il resto dell’articolo

ARMENIA: Nagorno-Karabakh, passare dall’indipendenza alla democrazia

di Anahit Shirinyan (trad. di Davide Denti)

Il 19 luglio 2012 il Nagorno-Karabakh, repubblica non riconosciuta del Caucaso, va alle urne per eleggere un nuovo Presidente. Riportiamo il commento di una analista armena.

DA YEREVAN - Sono tornata dal Nagorno-Karabakh con grandi impressioni. C’erano posti di cui mi sono innamorata, come Stepanakert di notte, o l’incredibile monastero Gandzasar, le chiese e le moschee di Shushi e la peculiare miscela di culture cristiane e musulmane che questa città possiede come antico fiorente centro culturale del Caucaso . Leggi il resto dell’articolo

Karol Wojtyla, il Papa polacco fu eroe o scandalo della Chiesa?

di Matteo Zola

Karol Wojtyla è passato alla Storia come il Papa che ha fatto cadere il Muro di Berlino. Sulla sua figura si è rapidamente sviluppata un’agiografia che adombra, anche oggi, molti aspetti controversi del suo pontificato. Si tratterà, per molti lettori, di cose già sentite ma – dicevano gli antichi – repetita iuvant. Specie se si parla di un Papa che da gran parte dell’opinione pubblica europea è considerato alla stregua di un santo o di un eroe. Ed eroe, per la sua Polonia, per certi versi lo è stato: “il nostro vero capo di Stato” dicevano i polacchi negli anni Ottanta. Leggi il resto dell’articolo

EURO 2012: Croazia e i cappelli in panchina

di Alfredo Sasso

Gli allenatori della nazionale croata hanno un debole per i cappelli. Nel mondiale di Francia 98, Ćiro Blažević tenne in panchina un cappello da poliziotto. Era di Daniel Nivel, un gendarme francese finito in coma dopo gli scontri tra forze dell’ordine e ultrá tedeschi prima di Germania-Jugoslavia. Ćiro andò a visitare Daniel in ospedale (sarebbe uscito dal coma dopo qualche settimana) per portargli solidarietà, ricevendo dai colleghi il cappello del gendarme. Ćiro se lo portò in panchina, sfoggiandolo poi al termine delle partite, in segno di omaggio verso Daniel. Per Blažević e per quella Croazia, quel cappello diventò un vero talismano portafortuna, simbolo della leggendaria cavalcata che portò Suker e compagni verso l’insperato terzo posto mondiale. Leggi il resto dell’articolo

ARMENIA: Mr. Sargsyan goes to Brussels

Di Davide Denti

Due giorni dopo essere stato ri-nominato alla guida del governo armeno, a seguito dei risultati delle elezioni del 6 maggio, da parte dell’omonimo capo di stato Serzh Sargsyan, il primo ministro Tigran Sargsyan era in visita a Bruxelles. Il capo di governo armeno ha incassato l’appoggio del Partito Popolare Europeo (PPE) – il maggiore gruppo politico di centrodestra, da Merkel a Orban – e in una conferenza pubblica presso il think tank CEPS ha dettagliato il suo programma di lotta alla corruzione e riforma dello stato, la situazione geopolitica del Caucaso secondo Yerevan, e il ruolo dell’Unione Europea. Leggi il resto dell’articolo

LA GUERRA IN CASA # 6: Krajina, la riconquista croata

di Luca Rastello

photo by Ron Haviv

Quattrocento anni. Tanto è durata la presenza serba nei territori della Vojna Krajina. Dopo quattro anni dalla battaglia di Vukovar parte la riconquista croata della “frontiera militare” asburgica. All’alba del 4 agosto 1995 l’esercito croato, addestrato da esperti americani, muove da sud, da nord e da ovest contro i secessionisti serbi della Krajina di Knin, appoggiato da oriente dal Quinto corpo bosniaco che attacca dall’interno dell’area assediata di Bihac. […]: conquisteranno in meno di 32 ore un territorio montagnoso coperto di foreste inestricabili dove neppure la potenza tedesca nel ’41 ebbe il coraggio di entrare. L’intero sistema di telecomunicazioni serbo e messo a tacere da strategie di “guerra elettronica” messe a punto dagli americani. Leggi il resto dell’articolo

KIRGHIZISTAN: Tra democrazia e fast food

di Pietro Acquistapace

Imprenditoria kirghisa

DA LONDRA. L’Asia Centrale, come si sa, non brilla certo per rispetto dei diritti umani e per i suoi regimi democratici. I richiami di organizzazioni come Human Rights Watch sono all’ordine del giorno e, come già scritto da East Journal, anche l’Unione Europea preme per una democratizzazione politica al fine di garantire più stretti e stabili rapporti commerciali. In questo panorama il Kirghizistan rappresenta un’eccezione. Quella che fu chiamata la “Rivoluzione dei tulipani” nel 2005 portò alle dimissioni del Presidente Askar Akayev, il politico che guidava il paese dall’indipendenza del 1991. Le proteste di piazza si ripeterono nel 2010, allorché anche il nuovo Presidente Kurmanbek Salievič Bakiev fu ritenuto essere il maggior esponente di un governo rappresentante una classe politica corrotta. Leggi il resto dell’articolo

POLONIA: Varsavia vigila sulla propria memoria? La gaffe di Obama e l’antisemitismo polacco

di Tomasz Andrzej Banach

I presidenti americano e polacco Obama e Komorowski

In seguito alla “gaffe” di Obama del 29 Maggio quando il presidente americano ha usato la definizione di “campi delle morte polacchi” (polish death camp) durante la cerimonia di conferimento post-mortem della medaglia della Libertà a Jan Karski l’opinione pubblica polacca ha vissuto una particolare effervescenza. La reazione a livello politico è stata forte soprattutto da parte della destra all’opposizione: Jarosław Kaczyński (Diritto e Giustizia) ha parlato di una “nazione polacca che è stata insultata in maniera drastica”e Bartosz Kowacki (Polonia Solidale) di un “Obama che ha sputato in faccia ai polacchi”. Immediata è stata anche la reazione a livello istituzionale. La più sintomatica è stata quella del premier Tusk che ha detto“ se qualcuno oggi parla di campi della morte polacchi parla come se non ci fossero stati i nazisti, la responsabilità tedesca e Hitler”. Il presidente Komorowski ha mandato una lettera di protesta al presidente americano. Il 1° Giugno Obama nella lettera di risposta ha parlato di un errore e della necessità di far in modo che questo “incidente” sia il punto di partenza per una sensibilizzazione dell’ opinione pubblica americana e mondiale su questo delicato aspetto storico invitando a considerare la vicenda come un’occasione per garantire che questa e le generazioni successive conoscano la verità. Leggi il resto dell’articolo

KULTURA: Jugoschegge e il monito della balcanizzazione

di Silvia Biasutti

“Jugoschegge, storie di scatti di guerra e di pace” è una raccolta di sette capitoli di altrettante persone volonterose che hanno affrontato la crisi della Jugoslavia negli anni Novanta a modo loro, per esempio attraverso la fotografia o la cooperazione e che in questo libro raccontano il loro cammino in quegli anni difficili ma gravidi di speranze, promesse e dedizione.

Jugoschegge è, sin dal suo incipit, un omaggio pregno di passione alle singole persone che, organizzate dal basso e mosse da una sincera urgenza , si sono fatte carico di imprese che definire eroiche non è un’iperbole. Il libro ci parla di una costellazione di sforzi che ha superato barriere religiose, etniche e burocratiche, azioni talvolta coordinate, altre volte messe in campo alla bell’e meglio, dettate dalla necessità di agire in fretta. Leggi il resto dell’articolo

Chi rispetta i diritti Lgbt? Ecco la classifica arcobaleno

di Eitan Yao

In occasione della Giornata Internazionale Contro l’omofobia e la transfobia (IDAHO), celebratasi lo scorso 17 Maggio, l’organizzazione ILGA-Europe ha reso pubblico il suo tradizionaleRainbow Index” e l’ annessa Mappa arcobaleno. Ancora una volta il Regno Unito é arrivato in testa alla classifica, seguito dalla Spagna e dalla Germania. All’ultimo posto, invece si trovano la Russia e la Moldavia.

Quest’anno, oltre al Rainbox Index & Map 2012 (Mappa e Indice arcobaleno 2012), l’organizzazione ha pubblicato anche il suo primo “Annual Review”: Un documento di 180 pagine che offre un’analisi dettagliata, tanto legale come socio-economica, della situazione dei diritti umani di Lesbiche, Gay, bisessuali, Transessuali, Queer e Intersessuali in 49 paesi europei (si può scaricare cliccando qui). I documenti sono stati presentati in un atto a cui ha partecipato la commissaria Europea Cecilia Malmström.

In un comunicato, la direttrice esecutiva dell’organizzazione, Evelyne Paradis, ha sottolineato la novità che rappresenta l’ Annual Review: “La nostra Rainbow Map e l’Indice hanno già comprovato di essere strumenti molto utili e popolari  in relazione alla situazione giuridica. L’ Annual Review va ancora oltre e guarda al contesto sociale e politico che influenza le esperienze che vivono le persone LGBTI. L’eguaglianza formale è solo un passo nella strada verso la piena integrazione sociale“. Paradis ha sottolineato, inoltre, che nessun paese può vantarsi di rispettare pienamente i diritti umani delle persone LGBTQI e che, in generale, il livello dell’ uguaglianza legale delle minoranze sessuali resta molto basso in Europa. Preoccupano, inoltre, l’immobilismo di alcuni paesi (tra cui spicca l’Italia) e il moltiplicarsi di proposte di legge che criminalizzano qualsiasi menzione dell’omosessualità in pubblico. Leggi il resto dell’articolo

TURCHIA: Stretta sull’aborto. Per Erdogan è omicidio

di Daniela Piazzalunga

Fonte: Bulent Kilic, AFP/Getty Images

La Turchia sembra scordarsi di aver recentemente ospitato il Forum internazionale sui diritti delle donne, tenutosi a Istanbul in aprile.

Il paese – o per lo meno il suo governo – sembra infatti muoversi progressivamente verso una società più religiosa, lontana dal laicismo del suo padre fondatore Ataturk, al punto che anche le feste in suo onore sono state fortemente ridimensionate.

Tayyep Recip Erdogan, attuale premier e leader del partito islamico conservatore AKP, ha annunciato un prossimo disegno di legge contro l’aborto, definendo quest’ultimo “un omicidio“. Già in passato Erdogan aveva affermato che “ogni aborto è una Uludere“, riferendosi ad un’azione contro i separatisti curdi che aveva causato per errore la morte di decine di civili. Leggi il resto dell’articolo

REP. CECA: A domanda risponde. Sempre più contrari all’Europa?

di Gabriele Merlini

Anche nella terra degli interminabili sondaggi (elaborati. Proposti. Analizzati. Pubblicati. Valutati. Rielaborati) è possibile scivolare e ritrovarsi con niente in mano. La stampa ceca riporta infatti a scadenze ravvicinatissime i dati STEM, cioè quanto viene partorito dalle grosse stanze della agenzia di statistica Středisko empirických výzkumů a Žižkov, e talvolta capita di perdersi. Ma questo, risalente a poco tempo fa (era metà aprile) suona particolarmente intrigante perché ti sbatte in faccia spietato il dato secondo cui un risicato quarantuno percento dei cechi sarebbe soddisfatto di Praga nella Unione Europea. Risultato più basso dalla adesione nel duemilaquattro. Proseguendo, in un potenziale referendum sul supposto nuovo ingresso nella Unione, sarebbe il cinquantasette percento della popolazione ad esprimersi in modo contrario. Motivo: circa tre quarti dei cittadini sono persuasi di come la Repubblica Ceca sia stata incapace di recitare un ruolo attivo nelle politiche comunitarie e lasciamo perdere che in questi otto anni si sono alternati sei premier (Vladimír Špidla, Stanislav Gross, Jiří Paroubek, Mirek Topolánek, Jan Fischer e Petr Nečas) espressioni di una situazione politica e partitica non tra le più solide, nonché un capo di stato proprietario di un europeismo più o meno personale e discusso.

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East Journal cambia indirizzo, venite con noi!

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EURO 2012: Rimpiangendo i gol di Davor, la Croazia si affida al piccolo Luka

di Alfredo Sasso

I ricordi

Quando si parla della nazionale di calcio croata, il primo pensiero non può che correre all’inarrestabile cavalcata di Francia ’98. In quel mondiale, capitan Zvonimir Boban e compagni stupirono il globo arrivarono terzi, dopo aver silurato la Germania ai quarti (3-0) e sfiorato l’impresa con i galletti locali in semifinale (finì 2-1, con vantaggio croato di Šuker e successiva doppietta di Lilian Thuram – unica sua doppietta in carriera, playstation inclusa – ). Leggi il resto dell’articolo

EURO 2012: Polska gola,contro la Grecia coi polacchi di Birmingham

di Fabio Turco

Ci sono momenti della vita in cui in non ti trovi dove vorresti essere e allora cerchi di fare di tutto per cercare di adattare la tua realtà a quella che avresti voluto che fosse. Nel mio caso, io mi trovo a Birmingham, in Inghilterra, non quella in Alabama a cui rimandano tutti i motori di ricerca. E’ la seconda città del Regno Unito per dimensioni e popolazione, ma a volte la sensazione è quella di abitare in un grande paese. In realtà avrei voluto trovarmi qualche migliaio di km più a est, per seguire gli Europei in presa diretta, ma la mia scelta di imparare una volta per tutte la lingua inglese mi ha portato in quest’ angolo di Albione. Però la voglia di raccontare cosa sta succedendo in Polonia e Ucraina è fortissima, e quindi oggi sono andato al ristorante polacco dell’ amico Sebastian per godermi l’ esordio dei padroni di casa contro la Grecia. Leggi il resto dell’articolo

EURO 2012: Calcio d’inizio. La Grecia in crisi contro la Polonia del boom economico

di Matteo Zola

La vittoria all’europeo di otto anni fa

L’europeo di calcio si apre oggi con una sfida amara, la Grecia che vinse la competizione otto anni fa contro la Polonia ospitante. Il calcio è, nel migliore dei casi, un modo per leggere la realtà. Ventidue uomini in mutande che corrono inseguendo un pallone non sarebbero altrimenti sufficientemente dotati di senso perché una testata con la puzza sotto il naso come la nostra decida di occuparsene. Dicevamo della sfida amara. Otto anni fa la Grecia vinceva, giocando un brutto calcio, l’europeo portoghese. Erano gli anni d’oro della Grecia, il paese ellenico viveva un boom economico che solo dopo si scoprirà essere il frutto di cosmesi finanziarie, bilanci truccati, cattiva amministrazione dello Stato. Ma allora sul Pireo nessuno avrebbe immaginato di trovarsi oggi senza farmaci negli ospedali, senza lavoro per nessuno, sull’orlo della bancarotta. La vittoria greca portò investimenti nel calcio locale che oggi, senza soldi, vive anch’esso una crisi. La gente, ovviamente, allo stadio non ci va più e non sembra intenzionata a rifugiarsi nella consolatoria domenica sportiva: ha cose ben più pressanti cui pensare. Leggi il resto dell’articolo

EURO 2012: I sogni (infranti) delle nazionali balcaniche

di Andrea Monti

Tra i pali il portiere sloveno Handanovic. In difesa i serbi Vidic e Ivanovic. Centrocampo bosniaco con Pjanic e Misimovic. E attacco montenegrino con Vucinic e Jovetic. Calciatori di una squadra che potrebbe sfidare qualsiasi avversario. Ma una squadra così non esiste più dal 25 marzo 1992, quando la Jugoslavia giocò la sua ultima partita prima di dissolversi a causa della guerra. Nei vent’anni successivi sono nate sei Nazionali diverse: tante quanti i Paesi sorti sulle ceneri della Repubblica Socialista di Tito. Il calcio balcanico è un movimento giovane, ma si è già tolto alcune soddisfazioni. La più recente pochi mesi fa, agli spareggi per gli Europei che si terranno in Polonia e Ucraina a partire dall’8 giugno. E nelle prossime settimane potrebbero arrivare nuovi successi. Leggi il resto dell’articolo

EST(r)FATTO: La mafia dell’amianto a Rio de Janeiro: Stephan Schmidheiny parlerà di sviluppo sostenibile

di Matteo Zola

E’ una mafia quella dell’amianto. In Italia abbiamo da poco assistito a una sentenza storica che ha condannato a sedici anni di reclusione i magnati della holding Eternit Ag, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier. Secondo la sentenza i due sono responsabili di aver mantenuto la produzione amiantifera pur essendo a conoscenza della estrema pericolosità della fibra. La fibra d’amianto, infatti, una volta inalata può depositarsi nell’apparato respiratorio generando un tumore che non lascia scampo, il mesotelioma pleurico. Non c’è cura, non ci si può salvare. Loro lo sapevano ma hanno taciuto in nome del guadagno. Per questo crimine sono stati puniti. La condanna è venuta dopo un lungo processo, dopo anni di battaglie da parte delle famiglie delle vittime di una piccola città: Casale Monferrato. Ma è una condanna che – pur importante – non può essere applicata poiché il barone de Cartier, ultranovantenne, non può essere arrestato a causa delle sue ormai precarie condizioni di salute. Stephan Schmidheiny, invece, vive in Costarica e non può essere estradato. Leggi il resto dell’articolo

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